martedì 5 luglio 2016

La Turchia alle corde


Questa è stata una settimana stupefacente, che ha visto il primo chiaro segno di collasso per l’Unione Europea e il Presidente turco Erdogan presentare le sue scuse alla Russia per l’abbattimento di un SU-24 russo in Siria sette mesi fa. Anche se il secondo evento è stato di gran lunga eclissato dal primo, potrebbe essere il segnale di qualcosa di molto più drammatico: il collasso della Turchia.

Vi sembra un’esagerazione?

Diamo un’altra occhiata.

La presidenza di Erdogan per la Turchia è stata praticamente un cataclisma, che ha avuto il risultato di scatenare una tempesta perfetta per varie crisi, tutte molto gravi:

1) Crisi in Siria: la politica turca di sostegno al Daesh, volta a rovesciare Assad, è fallita. Completamente. Non solo Assad è ancora al potere, ma l’ultimo attentato in Turchia sembra indicare che il Daesh si stia rivoltando contro la Turchia stessa (sempre che la versione ufficiale sia vera, il che potrebbe anche non essere, ma ne parleremo dopo). L’intera politica di Erdogan nei confronti della Siria è ora nel caos.
2) Crisi con l’UE: l’ultima cosa che hanno fatto gli Inglesi prima del Brexit è stata quella di dire ai Turchi che potranno entrare a far parte dell’UE fra 3000 anni. Gli altri stati membri dell’UE non sono stati così espliciti, ma tutti sanno come questo sia vero. Inoltre, la grande amicizia e l’alleanza fra Erdogan e la Merkel è già completamente svanita.
3) Crisi con gli Armeni: quando il Parlamento Tedesco ha riconosciuto il genocidio degli Armeni, e la stessa cosa è stata fatta subito dopo dal Papa, è stato assolutamente chiaro che le autorità occidentali che contano stavano mandando alla Turchia un messaggio molto chiaro: il dito medio alzato. Fine della love story, fottetevi!
4) Crisi con gli USA: ormai si vedono in Iraq truppe delle forze speciali degli Stati Uniti che indossano la divisa kurda. Anche se di scarsa importanza, la cosa è significativa ed ha fatto arrabbiare molto i Turchi. Tutto sommato, l’Impero ha bisogno dei Kurdi in Iraq e in Siria, e la Turchia ora ha un ruolo di secondo piano.
5) Crisi con l’Iran: sostenendo il Daesh, cercando di sabotare la “pipeline islamica” e cercando di rovesciare Assad, la Turchia si è completamente inimicata Teheran.
6) Crisi con i Kurdi: impegnandosi in una repressione anti-kurda ancora più brutale, i Turchi in pratica hanno re-innescato una guerra civile in piena regola, mentre i Kurdi non mostrano nessun segnale di indebolimento. Al contrario, grazie proprio all’invasione americana dell’Iraq, ora sono più forti che mai.
7) Crisi con la NATO: subito dopo l’abbattimento del SU-24 russo, la NATO ha chiaramente fatto capire ad Erdogan che se la sarebbe dovuta cavare da solo, e che la NATO non si sarebbe fatta coinvolgere in una guerra scatenata dalla Turchia.
8) Crisi con la Russia: l’abbattimento del SU-24 non ha causato l’attesa risposta militare russa, bensì sette mesi di disastrose sanzioni da parte della Russia ed una enorme perdita di prestigio per la Turchia. Ne riparleremo ancora più avanti.
Per cui, tutto questo si può riassumere dicendo che la Turchia di Erdogan ha mostrato un livello di incompetenza, arroganza e follia degno della migliore Ucraina.

E’ in questo contesto, veramente drammatico, che Erdogan ha dovuto scrivere la sua lettera di scuse.

La prima cosa che bisognerebbe dire a questo proposito è che Erdogan si è assunto un grosso rischio politico: dopo aver passato mesi a battersi il petto e a dichiarare urbi et orbi che mai e poi mai la Turchia si sarebbe scusata, se non altro perché la Turchia era dalla parte della ragione, questo improvviso “zag!” mette Erdogan in una posizione molto difficile. Di qui le indiscrezioni iniziali sul fatto che nella lettera ci sarebbe stato scritto che egli era “spiacente” ma non che “si scusava” o, seconda variante, che le scuse erano rivolte solo alla famiglia del pilota russo ucciso, ma non alla Russia. Tutto questo non è durato a lungo, e subito dopo gli sconcertati Turchi hanno cessato tutti i tentativi di dare a queste scuse un ritocco di immagine. Erano esattamente quello che tutti avevano capito: delle scuse totali ed umilianti.

Subito dopo è arrivata la dichiarazione del Ministro degli Esteri turco, dove si negava la possibilità di una compensazione monetaria. Anche questo è durato solo un paio d’ore, fino a quando è stato ammesso che non solo la Turchia avrebbe pagato, ma avrebbe pagato qualunque cifra richiesta.

Infine, c’è una possibilità molto reale che l’attentato all’aeroporto di Istanbul possa essere stato un messaggio diretto per Erdogan: “se cerchi di rabbonire la Russia, ti scateniamo contro l’inferno”. E, anche se il Daesh è il primo candidato che potrebbe aver inviato questo tipo di messaggio, di possibili pretendenti ce ne sono anche altri: gli Stati Uniti, naturalmente, e lo Stato Profondo turco. Per rendere ancora più complicate le cose, non dovremmo scartare altri scenari, anche se apparentemente impossibili, compresa la possibilità che lo stesso Erdogan e i suoi sostenitori abbiano usato un false-flag per giustificare 1) la cooperazione con la Russia contro il terrorismo e 2) il cambio di rotta nei confronti del Daesh.

Per ora, mi sembra più giusta la versione ufficiale (è stato il Daesh), ma non scarterei ogni altra possibilità.

Quello che è certo è che ora la posta in gioco in Turchia è salita alle stelle, e che Erdogan sta lottando per il suo futuro e, probabilmente, anche per il futuro della Turchia come stato. La sua apertura alla Russia e, contemporaneamente, anche verso Israele è un chiaro sintomo di disperazione. Anche perché la Russia difficilmente potrà offrire molto in termini di riconoscimento, per le seguenti ragioni:

Primo, i Russi in questo momento guardano Erdogan con molto sospetto e lo considerano una scheggia impazzita, probabilmente un lunatico, su cui non si può fare affidamento, uno che dice una cosa e ne fa un’altra.

Secondo, la lettera è stata un primo, necessario, passo per riaprire i negoziati, ma questi stessi negoziati saranno un processo molto lungo. I Ministri degli Esteri Lavrov e Cavusoglu inizieranno i colloqui questa settimana, ma il numero di questioni sul tappeto è assai alto. Cosa più importante, i Russi chiederanno alla Turchia passi importanti e significativi, sopratutto in Siria, e per quanto riguarda il terrorismo sponsorizzato dai Turchi in Russia e in Ucraina. Non sono assolutamente convinto che Erdogan voglia fare grosse concessioni di questo genere. Ufficialmente mi aspetto un sacco di sorrisi e dichiarazioni ottimistiche ma, a porte chiuse, i Russi faranno molte, dure richieste. Non ho ancora capito come Erdogan possa piegarsi alle richieste russe, anche se lo volesse.

Erdogan sembra veramente essersi auto-convinto di essere un gran giocatore, ed ora scopre di non esserlo affatto. Quello che è ancora peggio è che ora, probabilmente, si rende conto di avere molti, pericolosi nemici e neanche un amico.

Potenzialmente, la Russia potrebbe offrire molto alla Turchia, molto di più di un semplice ritorno a migliori relazioni, turisti ed un mercato per gli ortaggi turchi. Ma la mia sensazione è che Erdogan si sia aperto alla Russia per disperazione e per migliorare il suo potere contrattuale nei confronti di tutti gli altri nemici che si è fatto. Il problema è che anche i Russi probabilmente la vedono così, per cui saranno molto cauti, anche se nasconderanno questa cautela dietro le formalità di un cortese linguaggio diplomatico.

Potrei anche sbagliarmi, ma credo che i Russi desiderino la dipartita di Erdogan. Nella loro testa lo hanno già “Saakashvilizzato”, se non altro perché la Turchia è una nazione estremamente importante, di ruolo strategico e la Russia non può permettersi che a governarla sia un lunatico delirante. Come se non bastasse, il popolo turco ha a che fare con un grosso problema: un grave caso di disturbo della personalità. Devono decidere se vogliono essere Europei secolari, nazionalisti neofascisti “Giovani Turchi”, Islamici radicali o secolaristi Kemalisti. Vogliono un’impossibile Turchia mono-etnica o riescono ad accettare che da loro possano vivere non solo degli altri, ma anche quegli “altri” che già vivevano in quelle terre ben prima che i nomadi turchi li invadessero? In questo momento la Turchia è anti-europea, anti-russa, anti-armena, anti-kurda, anti-cristiana, anti-araba, anti-persiana, anti-greca, ecc. Questa fa della Turchia una grossa polveriera, pronta a scoppiare alla minima scintilla. E il problema, per la Russia, è che questa polveriera è sgradevolmente vicina e profondamente coinvolta in Ucraina, Crimea, Caucaso ed Asia Centrale.

Ciò che tutto questo significa è che è nell’interesse strategico della Russia avere un partner responsabile e degno di fiducia su cui fare affidamento. E’ triste, ma questo non lo vedo come molto probabile perché, proprio come nel caso dell’Ucraina e di Israele, il problema della Turchia è quello di essere una nazione artificiale, illegittima e praticamente insostenibile.

Israele, Ucraina e Turchia si basano su una visione del mondo rabbiosamente nazionalistico-razzista, che non offre nessuna speranza a tutti quelli che non la vedono allo stesso modo. Questo è il motivo per cui, per i Turchi, i Kurdi sono “Turchi di montagna” o “terroristi” che meritano solo di essere uccisi. Sarebbe estremamente ingenuo pensare che la mentalità che ha reso possibile il genocidio degli Armeni, insieme a quello di altre minoranze (Assiri cristiani, Siriani, Caldei e Greci) sia in qualche modo scomparsa, sopratutto se consideriamo che: a) i Turchi continuano a negare la realtà di questo genocidio e b) questo genocidio non è mai terminato, ma ha solo rallentato.
Il genocidio, oltre alla reale distruzione fisica dei membri del gruppo preso di mira, persegue anche, per mezzo di un’assimilazione forzata, lo scopo di cancellare tutte le tracce dell’identità del gruppo in questione. Nel caso degli Armeni, quelli che erano stati costretti a convertirsi all’Islam erano state sopratutto le donne ed i bambini, che avevano dovuto prendere nomi turchi o kurdi, perdendo nel tempo la loro identità armena. Un altro aspetto del genocidio è la distruzione di tutte le tracce della popolazione che è stata massacrata o scacciata con queste deportazioni. Questo comprende la distruzione di tutti gli edifici e i monumenti e la modifica dei nomi di villaggi, città, fiumi e di tutto quello che può dimostrare la presenza degli Armeni in quella zona. Nel 1914, il Patriarca armeno di Costantinopoli aveva presentato un elenco dei luoghi sacri armeni che ricadevano sotto la sua supervisione. La lista comprendeva 2549 luoghi di culto, di cui 200 erano monasteri e 1600 chiese. Un censimento del 1974 aveva mostrato come fosse stato possibile identificare, all’interno dei confini turchi, solo 916 chiese armene, la metà delle quali era quasi completamente distrutta, mentre di tutto il resto rimanevano solo le rovine di 256 manufatti. Le autorità hanno rinominato praticamente tutto in Armenia, villaggi, città, montagne, fiumi, cambiando in turco  nomi storicamente armeni. Questa politica sta continuando anche ai giorni nostri, per esempio, il Ministero degli Interni turco ha annunciato nel 2005 che avrebbe modificato alcuni nomi latini di animali perché portatori di “tendenze separatiste”. L’Ovis Armeniana (pecora) sarebbe stata rinominato come Ovis Orientalis Anatolicus, mentre il Capreolus Capreolus Armenus (cervo) sarebbe diventato Capreolus Capreolus Capreolus. Anche la Vulpes Vulpes Kurdistanika (volpe rossa) avrebbe dovuto essere rinominata Vulpes Vulpes. La proposta è stata rifiutata dall’UNESCO, l’agenzia dell’ONU che si incarica di queste classificazioni, che ha ritenuto infondate le ragioni addotte dai Turchi per i cambiamenti (fonte).
E poi c’è Cipro, che i Turchi continuano ad occupare illegalmente. Ancora una volta, un tale livello di violenza in, e attorno, a nazioni illegittime ed artificiali è qualcosa di normale e non un caso fortuito (vedere Ucraina ed Israele).

Ciò che questo significa per la Russia è che, anche se il Cremlino darà un caldo benvenuto all’ultimo “zag” di Erdogan e si faranno tutti gli sforzi del caso per ritornare ad una situazione più o meno normale, l’unico obbiettivo a lungo termine per la Russia è quello di sostenere una frantumazione o una federalizzazione della Turchia che porti ad una sorta di nazione più o meno civile. La buona notizia per la Russia è che non bisogna veramente fare nessuno sforzo speciale per raggiungere questo obbiettivo, dal momento che i Turchi, come gli Israeliani e gli Ucraini, stanno facendo un ottimo lavoro affinché tutti i loro progetti politici non diventino mai fattibili. La cosa migliore che la Russia può fare a questo punto è prepararsi alla probabile esplosione di violenza in Turchia e cercare di proteggere sè stessa e i suoi alleati dalle inevitabili ricadute.

Per quanto riguarda poi la Turchia, il futuro sembra assai gramo. L’ultima mossa di corteggiamento verso Russia ed Israele non migliorerà significativamente la posizione strategica della Turchia. Nella migliore delle ipotesi, darà “un’apparenza” di pseudo-collaborazione regionale. Ma non cambierà nulla fino a che a cambiare non sarà lo stesso stato turco e questa è una cosa che il popolo turco sembra non voler accettare, almeno non nel prossimo futuro.


The Saker

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Articolo pubblicato su Thesaker.is il 2 Luglio 2016
Tradotto in italiano da Mario per Sakeritalia.it

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