mercoledì 15 giugno 2016

Le forme evolute dell’arte dell’agguato


Carlos Castaneda spiega il calo energetico che molte persone lamentano nei nostri tempi, rivelando alcuni insegnamenti del suo maestro don Juan.

Gli sciamani toltechi scoprirono la presenza di esseri oscuri, posti direttamente sullo sfondo del campo energetico umano e per questo difficilmente individuabili. Secondo i toltechi, questi esseri oscuri si cibavano della lucentezza della consapevolezza degli individui, riducendone sempre di più la patina luminosa. Sono entità oscure, sono particolari esseri inorganici, coscienti e molto evoluti. Si muovono saltellando o volando, sono ombre vampire e sono chiamati los voladores, ovvero quelli che volano.

I voladores, non amano la qualità vibrazionale della consapevolezza, dell’amore puro, dell’armonia, dell’equilibrio, della pace, della sobrietà… in una parola aborriscono la qualità energetica della crescita evolutiva, e hanno ogni vantaggio nel boicottare ogni nostro incremento di coscienza. I predatori alimentano l’avidità, il desiderio smodato, la codardia, l’aggressività, l’importanza personale, la violenza, le emozioni forti, l’autocompiacimento ma anche l’autocommiserazione. Le fiamme energetiche generate da queste qualità “negative” sono il loro cibo prediletto.

Secondo Don Juan: “I predatori hanno preso il sopravvento perché siamo il loro cibo, la loro fonte di sostentamento. Ecco perché ci spremono senza pietà. Proprio come noi alleviamo i polli nelle stie.” Secondo don Juan, sono stati proprio i voladores a instillarci stupidi sistemi di credenza, le abitudini, le consuetudini sociali, e sono loro a definire le nostre paure, le nostre speranze, e sono loro ad alimentare in continuazione e senza ritegno il nostro Ego.

Ci manca l’energia, per cui non possiamo fare altro che specchiarci, nella pozzanghera di consapevolezza, in un limitato e illusorio riflesso di sé, in una falsa personalità. L’esigua pozzanghera di consapevolezza è l’epicentro dell’egocentrismo, in cui l’uomo è inconsapevolmente intrappolato.

Ci hanno tolto tutta l’energia, ma ci hanno lasciato proprio quella che ruota intorno all’Ego, perchè facendo leva sul nostro egocentrismo, i voladores creano fiammate di consapevolezza, che poi voracemente consumano.

Come inconsapevoli schiavi, ci identifichiamo nei nostri predatori e riproponiamo i loro nefandi comportamenti con la natura, inquinando, disboscando, distruggendo e “sfruttiamo noi stessi senza ritegno i nostri animali: li mungiamo, li tosiamo, prendiamo loro le uova e poi li macelliamo o li rendiamo in diversi modi sottomessi e mansueti. Li leghiamo, li mettiamo in gabbia, tagliamo loro le ali, le corna, gli artigli ed i becchi, li ammaestriamo rendendoli dipendenti e gli togliamo poco a poco l’aggressività e l’istinto naturale per la libertà.”

Quando un essere è separato dalle forze della natura, perde anche il naturale contatto con la fonte dell'energia e quindi, non riuscendo più ad alimentarsi dal cosmo, diventa dipendente e si nutre dell'energia altrui, con manovre di manipolazione. In tale stato, trionfano le sensazioni di depressione, dipendenza, impotenza e di spasmodico bisogno.

Dice don Juan: “La nostra mentalità da schiavi, che nella cultura giudeo-cristiana ci promette consolazione nell’aldilà, non porta alcun vantaggio a noi stessi, bensì ad una forza estranea, che in cambio della nostra energia ci fornisce credenze, fedi e modi di vedere che limitano le nostre possibilità e ci fanno cadere nella dipendenza.” Insegna Don Juan che: “Per mantenerci obbedienti, deboli e mansueti, i predatori si sono impegnati in un’operazione stupenda, naturalmente dal punto di vista dello stratega. Orrenda nell’ottica di chi la subisce. Ci hanno dato la loro mente! I predatori ci hanno dato la loro mente che è la nostra.

La mente dei predatori è barocca, contraddittoria, tetra, ossessionata dal timore di essere smascherata.

Benché tu non abbia mai sofferto la fame, sei ugualmente vittima dell’ansia da cibo e la tua altro non è che l’ansia del predatore, sempre timoroso che il suo stratagemma venga scoperto e il nutrimento gli sia negato. Tramite la mente che, dopotutto, è la loro, i predatori instillano nella vita degli uomini ciò che più gli conviene…Le nostre meschinità e le nostre contraddizioni sono il risultato di un conflitto trascendentale che affligge tutti noi, ma di cui solo gli sciamani sono dolorosamente e disperatamente consapevoli: si tratta del conflitto delle nostre due menti… Una è la nostra vera mente, il prodotto delle nostre esperienze di vita, quella che parla di rado perché è stata sconfitta e relegata nell’oscurità.

L’altra, quella che usiamo ogni giorno per qualunque attività quotidiana, è una installazione estranea.” Carlos: “Ma se gli sciamani dell’antico Messico e quelli attuali vedono i predatori, perché non fanno nulla?” Don Juan: “Non c’è nulla che tu e io possiamo fare se non esercitare l’autodisciplina fino a renderci inaccessibili. Ma pensi forse di poter convincere i tuoi simili ad affrontare tali rigori? Si metterebbero a ridere e si farebbero beffe di te, e i più aggressivi ti picchierebbero a morte. Non perché non ti credano. Nel profondo di ogni essere umano c’è una consapevolezza ancestrale, viscerale, dell’esistenza dei predatori.” Col termine Astratto Spirito, Intento, Assoluto o Nagual, viene definita l’immane forza dell’universo che è responsabile della percezione.

Poiché l’Intento è la forza che gestisce l’universo, si impone l’obiettivo di entrare in risonanza con tale forza e di controllarla. La padronanza dell’Intento diviene così un punto cruciale per il nuovo ciclo. Familiarizzare con questa forza, allo scopo di imparare la padronanza della consapevolezza e le forme evolute dell’arte dell’agguato, che puntano a sviluppare un’impeccabile padronanza del proprio comportamento.

“L’arte dell’agguato consiste nell’apprendere tutti i trucchi del camuffamento, e impararli così bene che nessuno si accorge che si è camuffati. Per riuscirci è necessario essere spietati, astuti, pazienti e gentili. La spietatezza non dovrà essere durezza, l’astuzia non dovrà essere crudeltà, la pazienza non dovrà essere negligenza né la gentilezza stupidità.”

La spietatezza è l’arte di non raccontarsela e di non indulgere nell’autocommiserazione; l’astuzia è l’uso strategico delle circostanze; la pazienza è la rinuncia all’aspettativa e la fiducia nell’intento; la gentilezza è scegliere e percorrere sentieri che hanno un cuore.

“Un guerriero è un cacciatore perfetto che dà la caccia al potere… Un guerriero-cacciatore ha contatti stretti con il suo mondo, ma al tempo stesso a quel mondo è inaccessibile. Lo sfiora appena, si trattiene il tempo necessario e quindi si allontana senza quasi lasciare il segno… Per un guerriero essere inaccessibile significa relazionarsi con parsimonia con il mondo circostante. Soprattutto, un guerriero evita di esaurire se stesso e gli altri, non usa né spreme le persone fino a ridurle a nulla, in particolare le persone che ama.”

Divenire questo tipo di persone è possibile per tutti: “La maggior parte di noi non è disposta ad accettare che ci serva così poco per andare avanti. Siamo attrezzati a esigere istruzione, insegnamenti, guide, maestri. E quando ci si dice che non ne abbiamo bisogno, non ci crediamo. Diventiamo nervosi, poi diffidenti, e infine irati e delusi. Se abbiamo bisogno di aiuto non è nel metodo, ma nell’enfasi. Se qualcuno ci fa notare che è necessario ridurre la nostra presunzione, ecco, quello è un aiuto vero… Allora, perché siamo così dipendenti? Perché desideriamo che qualcuno ci guidi quando possiamo fare da soli?”


Buona erranza
Sharatan ain al Rami


fonte: http://lacompagniadeglierranti.blogspot.it/2008/10/le-forme-evolute-dellarte-dellagguato.html

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