
L’Euro è destinato al fallimento, ma prima gli Stati devono indebitarsi per bene.
La Grecia farà da apripista politico al crollo della moneta unica, che si fonda tuttavia su una strategia solo speculativa.
La
Repubblica ellenica è stata tenuta in piedi con le flebo, affinché i
tempi fossero maturi per un default programmato e funzionale alla
conclusione dell’esperienza della moneta unica in Europa.
Adesso
Draghi parla apertamente di deflazione e di crisi di liquidità e si dice
pronto ad intervenire. Sono almeno 3 anni che siamo in stagnazione e le
banche non fanno circolare denaro! Perché proprio adesso la BCE si dice
pronta a mettere in circolazione addirittura un trilione di euro?
Fino ad oggi
la gran parte del collocamento del debito pubblico degli Stati europei,
in particolare quello italiano, è avvenuto presso i piccoli
risparmiatori e le famiglie e questo consente un certo margine di
autonomia ai singoli Stati i quali, per vincolo di “sovranità” con i
propri cittadini, in caso di uscita dall’Euro potranno riconvertire il
debito con una moneta propria.
Occorre ricordare a questo proposito che
il corso legale di una moneta è determinato dal fatto che lo Stato
riconosce quella moneta come pagamento dei propri tributi. Considerata
tuttavia la stagnazione economica e la sempre più scarsa possibilità di
creare utili, margini di profitto da destinare al risparmio, le fette di
debito pubblico vengono gradualmente assorbite da entità finanziarie
per lo più internazionali e spesso fuori dal controllo Eurozona.
È
chiaro che questi organismi ed entità finanziarie, se hanno in mano
titoli in Euro, possono condizionare i mercati e anche il valore e la
stabilità stessa della moneta unica.
Dunque cosa
fa la BCE per contrastare questa invasione di campo e assicurarsi il
pieno controllo sui Paesi Eurozona? Crea moneta con cui compra
direttamente i titoli di Stato e in questo modo si assicura un maggiore è
più diretto controllo sulle economie e sulle sorti sociali nazionali,
difendendo la stabilità della propria divisa e quindi difendendo gli
interessi dei propri azionisti.
Questa
strategia però non ha come fine la stabilità dell’Euro, che non può
essere certo garantita solo da una mera azione finanziaria, ma
attraverso l’acquisto dei titoli pubblici degli Stati ha lo scopo di
mettere davvero al sicuro i propri investimenti. Infatti, una volta
prestati i soldi agli Stati (che sono gli unici veri protagonisti
dell’economia e della produzione attraverso le loro risorse industriali)
ci si assicura reddito e controllo dei processi senza dover subire le
onde di un mercato in tempesta.
Concluso il collocamento a quel punto la
moneta unica può anche morire, il debito si riconvertirà nelle monete
nazionali, ma farà sempre capo a chi lo ha comprato e, se anche la BCE
non ci sarà più, i suoi azionisti, ovvero le Banche, continueranno ad
esserci e avranno in pancia crediti con gli Stati di portata così grande
da poterne determinare la politica economica e sociale. E così si
riparte con un nuovo ciclo.
Proprio loro, a differenza di molti semplici
cittadini, sanno bene che tutto – ma proprio tutto – è ciclico e gli
schemi si ripetono all’infinito a meno che non si sviluppi un paradosso.
E ogni paradosso, essendo irrazionale, può essere prodotto solo dai
sentimenti.
Armando Siri
fonte: http://www.partitoitalianuova.it/pin/le-idee/euro-e-bce-la-strategia-di-draghi-e-il-paradosso
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