
© RIA Novosti/Alexei Druzhinin
Russian, German, French and Ukrainian leaders meet for talks in Minsk
Nella ridda di intepretazioni dei risultati del vertice di Minsk – “formato Normandia”- ci si potrà districare soltanto dopo un’attenta lettura dei documenti finali. Per ora, lasciando da parte ottimismi troppo avventurosi, bisogna in primo luogo valutare gli ostacoli che si frappongono alla loro attuazione.
Fuori dal tavolo negoziale, attorno a cui erano seduti
la Russia, la Francia, la Germania e l’Ucraina, c’erano e ci sono molte
forze ostili a tutti, o a una gran parte, dei compromessi che sono stati
raggiunti.
Non c’erano gli Stati Uniti, ed è cosa
cruciale, perché Washington era ed è per armare l’Ucraina in modo
massiccio. Non è chiaro se questa sia la posizione di Obama, ma è certo
che è la posizione di coloro che guidano il Senato e la Camera dei
Rappresentanti e che fanno il cattivo tempo americano. Dietro di loro
mancava il codazzo dei vassalli europei dell’America: Polonia, Estonia,
Lettonia e Lituania. C’era Poroshenko, ma nella sua ombra c’erano i
nazisti di Kiev, gli oligarchi amici che finanziano gli squadroni della
morte come il famigerato “battaglione Azov” . i “giocatori di pietra”
Messi
tutti insieme, tutti sotto l’ombrello americano, questi “dissidenti”
possono procurare moltissimi guai nelle settimane a venire. Le agenzie
mostrano fotografie delle lunghe file di carri armati già pronti alla
frontiera polacca. E i caccia della Nato sono già pronti ad alzarsi in
volo a pochi chilometri dalla frontiera russa, lungo tutto il suo arco
europeo. Dunque ogni ottimismo è fuori luogo. Vladimir Putin ha parlato
per primo, significativamente, dopo la maratona negoziale, contenendo
l’ottimismo, ma era soddisfatto.
E ben si comprende, dal
suo punto di vista. Tre importanti paesi europei (la Gran Bretagna non
c’era ma aveva fatto sapere di essere contraria all’invio di armi
all’Ucraina) hanno cambiato rotta rispetto alla linea di Washington. Non
ne faremo qui l’elogio semplicemente perché in politica gli atti
corrispondono sempre agl’interessi e, evidentemente, Berlino, Parigi e
Londra hanno fatto i loro calcoli e hanno concluso che il disastro (da
loro stessi incoraggiato, per altro) potrebbe trasformarsi in una loro
catastrofe.
Resta il fatto che gli sforzi russi per favorire una
frattura del blocco occidentale hanno avuto, per ora, un successo.
Vedremo ora se Merkel e Hollande, che hanno preso su di sé il ruolo di
garanti per conto dell’Europa, riusciranno a trasformare la posizione da
loro assunta in “posizione dell’Europa” tutta intera. Di Polonia e
Baltici ho già detto. L’Italia di Renzi è uccel di bosco, anche se
Gentiloni, ministro degli esteri, e Mogherini, ministra degli esteri
europea si sono mossi sulla linea di Merkel-Hollande. La Grecia
appoggerà. Gli altri non sono stati nemmeno consultati.
Più
difficile la situazione a Kiev. Là dominano direttamente gli USA.
Poroshenko non è una colomba. Jatseniuk è un quasi nazista. La Rada è
una platea di cani arrabbiati russofobici, pronta a respingere un
qualunque piano di pace. Sul campo di battaglia gli unici che prendono
l’iniziativa, quando possono, sono i nazisti di settore Destro e gli
ultra di Svoboda. Se non costretti non accetteranno e non applicheranno
nessun cessate il fuoco.
Ma il secondo fattore, che ha
reso molto pesante la spada di Mosca sul negoziato, è stata la disfatta
dell’esercito ucraino. Putin ha rivelato che su questo aspetto centrale
c’è stato un forte braccio di ferro durante la notte. “Da sei a otto
mila uomini dell’esercito di Kiev” sono intrappolati nella sacca di
Debaltsevo. Poroshenko non lo sapeva. E’ stato necessario chiamare a
consulto gli esperti militari delle due parti per far toccare con mano
che la Russia stava garantendo la sopravvivenza fisica di quel
contingente.
Se i ribelli del Donbass non fossero stati trattenuti dal
Cremlino, Debaltsevo sarebbe ora un gigantesco cimitero. Con ogni
probabilità non solo di cadaveri ucraini, visto che fonti del Donbass
parlavano di diverse centinaia di soldati europei, tra cui tedeschi,
francesi, polacchi, baltici. Questo spiegherebbe, anche, la fretta del
viaggio a Mosca di Merkel e Hollande. Ma, in sostanza, un esercito
combattente ucraino non esiste più. E non potrà essere ricostituito in
breve tempo, sempre che ve ne sia la possibilità. Semmai il problema,
per Putin, sarà di tenere a bada le milizie vincitrici del Donbass
convincendole a non avanzare ulteriormente, anzi a retrocedere sulle
linee del fronte del settembre 2014. E’ un fatto, tuttavia, che Putin,
per la prima volta, ha parlato esplicitamente della Repubblica di
Donestk e di Lugansk affermando che il negoziato sulla linea di
separazione, di attestamento delle armi pesanti, di arretramento delle
truppe, dovrà essere fatto direttamente da Kiev e dalle istituzioni dei
ribelli.
Tutte cose che devono ancora essere fatte. Così
come niente affatto certa è la disponibilità di Kiev a concedere
qualsiasi forma di autonomia al Donbass, mentre è totalmente da
escludere ogni disponibilità delle due repubbliche a restare all’interno
di una tale Ucraina. Ma Putin è stato esplicito in questo: la Russia
non pretende nessun territorio e lascia alle parti in conflitto la
decisione sul lungo periodo, mentre i cannoni non dovrebbero sparare. Il
condizionale è d’obbligo. Silenzio sulla Crimea. Non si sa se se n’è
parlato, ma tutto lascia ritenere che, su questo punto, non ci sia stato
negoziato. Putin non sarebbe andato all’incontro di Minsk se una tale
questione fosse stata anche solo ventilata.
Un passo
avanti è stato fatto. Esso va nella direzione che Mosca voleva. Offre
all’Europa la possibilità di evitare il peggio, cioè di trovarsi in
guerra per difendere un paese che non potrà salvare dal disastro. Ma non
è ancora detto che l’Europa sarà capace di fermare l’America e di stare
unita almeno su questo punto, visto che unita non è più su quasi
nessuno dei punti della propria crisi. Il Fondo Monetario ha trovato un
prestito di 15 miliardi di € per Kiev, ma bisognerà restituirlo. La
crisi continua. Fermarla sarà difficile, sanarla sarà lungo e doloroso.
Per gli Ucraini e per l’Europa.
fonte: http://italian.ruvr.ru/2015_02_12/Nel-dopo-Minsk-gli-ostacoli-prevalgono-sullottimismo-6820/
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